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Indicazioni per la riammissione in servizio dei lavoratori dopo assenza per malattia Covid-19 correlata

Nell’attuale situazione emergenziale la curva epidemiologica dei contagi è in fase di risalita conseguentemente alla presenza di nuove varianti del virus e agli allentamenti delle misure restrittive imposte in precedenza da parte del Governo all’intera popolazione.

Visto anche le imminenti vacanze estive, che esporranno la popolazione ad un rischio maggiore di essere contagiati, si prevede con buona probabilità un aumento dei contagi.

Pertanto, ci teniamo a ricordarvi le indicazioni procedurali fornite dal Ministero della Salute con la Circolare n. 15127 del 12 aprile 2021 per la riammissione in servizio dei lavoratori dopo assenza per malattia da COVID-19, ai fini di tutela della salute evitando di esporre eventuali soggetti fragili a rischi che potrebbero compromettere il loro stato di benessere.

  1. A) Lavoratori positivi con sintomi gravi e ricovero

Il Medico Competente – per quei lavoratori che sono stati affetti da COVID-19 per i quali è stato necessario un ricovero ospedaliero – previa presentazione di certificazione di avvenuta negativizzazione, effettua la visita medica prevista dall’art. 41, c. 2 lett. e-ter del D.lgs. 81/08 e s.m.i (quella precedente alla ripresa del lavoro a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni continuativi), indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia.

  1. B) Lavoratori positivi sintomatici

I lavoratori risultati positivi alla ricerca di SARS-CoV-2 e che presentano sintomi di malattia (diversi da quelli previsti al punto A) possono rientrare in servizio dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi, accompagnato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test).

  1. C) Lavoratori positivi asintomatici

I lavoratori risultati positivi alla ricerca di SARS-CoV-2 ma asintomatici per tutto il periodo possono rientrare al lavoro dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo (10 giorni + test).

Pertanto, il lavoratore di cui alle lettere B) e C), ai fini del reintegro, invia al datore di lavoro – per il tramite del Medico Competente – la certificazione di avvenuta negativizzazione.

  1. D) Lavoratori positivi a lungo termine

I lavoratori positivi oltre il ventunesimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario: il lavoratore avrà cura di inviare tale referto – anche in modalità telematica – al datore di lavoro, per il tramite del Medico Competente.

Il periodo eventualmente intercorrente tra il rilascio dell’attestazione di fine isolamento e la negativizzazione – nel caso in cui il lavoratore non possa essere adibito a modalità di lavoro agile – dovrà essere coperto da un certificato di prolungamento della malattia rilasciato dal medico curante.

Non si ravvisa la necessità da parte del Medico Competente, salvo specifica richiesta del lavoratore, di effettuare la visita medica precedente alla ripresa del lavoro per verificare l’idoneità alla mansione.

  1. E) Lavoratore contatto stretto asintomatico

Il lavoratore che sia un contatto stretto di un caso positivo informa il proprio medico curante che rilascia certificazione medica di malattia, salvo che il lavoratore stesso non possa essere collocato in regime di lavoro agile.

Per la riammissione in servizio, il lavoratore – dopo aver effettuato una quarantena di 10 giorni dall’ultimo contatto con il caso positivo – si sottopone all’esecuzione del tampone e il referto di negatività del tampone molecolare o antigenico è trasmesso dal Dipartimento di Sanità Pubblica o dal laboratorio dove il test è stato effettuato al lavoratore che ne informa il datore di lavoro per il tramite del Medico Competente.

Infine, nell’ipotesi in cui le assenze per malattia Covid-19 correlata siano effettuate in posizione di infortunio, il rientro in servizio del lavoratore è subordinato alla presentazione del certificato di chiusura dell’evento.  

Per ogni eventuale informazione relativa alla gestione di casi specifici è sempre possibile far riferimento alla struttura del Servizio Prevenzione e Protezione.

Riferimento normativo: 

  • Circolare n. 15127 del 12 aprile 2021

               https://bit.ly/3z9E8HB

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Indicazioni utili per Covid-19 in caso di viaggio all’estero

Tutti coloro che intendano recarsi all’estero, indipendentemente dalla destinazione e dalle motivazioni del viaggio, devono considerare che qualsiasi spostamento, in questo periodo, può comportare un rischio di carattere sanitario.

Oggi più che in passato, appare necessario che ciascun cittadino in procinto di intraprendere un viaggio all’estero verifichi e comprenda preventivamente il contesto in cui verrà a trovarsi nel corso della sua permanenza fuori dai confini nazionali.

In particolare, nel caso in cui sia necessario sottoporsi a test molecolare o antigenico per l’ingresso in Italia o per il rientro nel nostro Paese da una destinazione estera, si rammenta che i viaggiatori devono prendere in considerazione la possibilità che il test dia un risultato positivo. In questo caso non è possibile viaggiare con mezzi commerciali e si è soggetti alle procedure di quarantena e contenimento previste dal Paese in cui ci si trova.

Tali procedure interessano, con alcune possibili differenze dovute alle diverse normative locali, anche i cosiddetti “contatti” con il soggetto positivo, che sono ugualmente sottoposti a quarantena/isolamento dalle autorità locali del Paese in cui ci si trova e che, a tutela della salute pubblica, potranno far rientro in Italia al termine del periodo di isolamento previsto.

Si raccomanda, pertanto, di pianificare con massima attenzione ogni aspetto del viaggio, contemplando anche la possibilità di dover trascorrere un periodo aggiuntivo all’estero, nonché di dotarsi di un’assicurazione sanitaria che copra anche i rischi connessi al contagio da COVID-19.

Attraverso il sito Viaggiaresicuri del Ministero degli Affari Esteri è possibile reperire quotidianamente informazioni qualificate ed aggiornate su tutti i Paesi del mondo, con particolare riferimento alle condizioni di sicurezza e ad eventuali rischi per l’incolumità di coloro che intraprendono viaggi all’estero.

Pertanto, invitiamo coloro che intendono intraprendere viaggi all’estero a verificare preventivamente le informazioni aggiornate pubblicate sul suddetto sito.

Su questo sito è possibile compilare, inoltre, un questionario informativo (vedi sotto) che fornisce informazioni puntuali sul viaggio che si intende intraprendere.

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Misure di prevenzione Covid-19 all’interno degli ambienti di lavoro

  • È obbligatorio l’uso della mascherina nei luoghi chiusi?

I DPI anti-contagio di protezione delle vie respiratorie vanno sempre portati con sé, e vi è obbligo di indossarli nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private a eccezione dei casi in cui, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze di fatto, sia garantita in modo continuativo la condizione di isolamento rispetto a persone non conviventi.

L’obbligo è confermato in presenza di soggetti immunodepressi.

A seguito dell’ordinanza Ministero della Salute del 28 Giugno 2021 non sarà più obbligatorio indossare la mascherina all’aperto.

  • È obbligatoria la misurazione della temperatura corporea? 

Regione Lombardia: 

Prima dell’accesso al luogo di lavoro, il personale dipendente dovrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea, a cura o sotto la supervisione del datore di lavoro o suo preposto. Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro

Le persone in tale condizione dovranno contattare nel più breve tempo possibile il proprio medico curante e seguire le sue indicazioni.

Riferimenti normativi: 

  • Linee guida regione Lombardia del 10.02.2021, 
  • Linee guida Conferenza delle Regioni e delle Provincie autonome dell’08.10.2020; 

ATS MILANO: SCARICA IL PDF

  • Ordinanza del 16.10.2020;

SCARICA IL PDF

Regione Lazio:

Prima dell’accesso al luogo di lavoro potrà essere rilevata ai clienti/fornitori la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura > 37,5 °C. Gestori e lavoratori non possono iniziare il turno di lavoro se la temperatura corporea è superiore a 37,5°C. 

Riferimento normativo: 

  • Ordinanza del 28.05.2020 e s.m.i.

SCARICA IL PDF

  • Una persona vaccinata, al di fuori dell’ambiente di lavoro, deve continuare a rispettare le misure di prevenzione per la trasmissione del virus?(distanziamento fisico, mascherine, igiene delle mani)

Una persona vaccinata con una o due dosi deve continuare a osservare tutte le misure di prevenzione quali il distanziamento fisico, l’uso delle mascherine e l’igiene delle mani, poiché non è ancora noto se la vaccinazione sia efficace anche nella prevenzione dell’acquisizione dell’infezione e/o della sua trasmissione ad altre persone.

È necessario osservare le misure di prevenzione anche alla luce dell’attuale situazione epidemiologica, che vede la comparsa e la circolazione di nuove varianti virali, che sono più diffusive rispetto al virus circolante nella prima fase della pandemia e per le quali la protezione vaccinale potrebbe essere inferiore a quella esercitata rispetto al ceppo virale originario.

Riferimento normativo: 

  • I.S.S. FAQ 16.03.2021 

https://www.iss.it/covid19-faq

Restano validi i contenuti dei protocolli condivisi governo parti sociali del 06/04/2021, da applicare nei luoghi di lavoro, in riferimento al DL 55/21 e precedenti e linee guida INAIL.

La mancata applicazione dei protocolli aziendali prevede la sanzione amministrativa per una somma che varia da 400 a 3000 e chiusura dell’attività da 5 a 30 giorni. Art. 2 com 1 D. L. n. 33/2020

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Misure urgenti relative all’emergenza epidemiologica da COVID-19

ART. 2 ATTIVITÀ DEI SERVIZI DI RISTORAZIONE 

  1. Dal 1° giugno 2021, in zona gialla, le attività dei servizi di ristorazione, svolte da qualsiasi esercizio, sono consentite, anche al chiuso, nel rispetto dei limiti  orari  agli  spostamenti  di  cui all’articolo 1, nonché’ di protocolli e linee guida adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 14, del decreto-legge 16 maggio 2020,  n.  33,convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74.

CONFERENZA DELLE REGIONI E DELLE PROVINCE AUTONOME

Linee guida per la ripresa delle attività economiche e sociali

RISTORAZIONE E CERIMONIE

Le presenti indicazioni si applicano al settore del commercio al dettaglio. Le presenti indicazioni si applicano per ogni tipo di esercizio di somministrazione di pasti e bevande, quali ristoranti, trattorie, pizzerie, self-service, bar, pub, pasticcerie, gelaterie, rosticcerie (anche se collocati nell’ambito delle attività ricettive, all’interno di stabilimenti balneari e nei centri commerciali), nonché per l’attività di catering (in tal caso, se la somministrazione di alimenti avviene all’interno di una organizzazione aziendale terza, sarà necessario inoltre rispettare le misure di prevenzione disposte da tale organizzazione). 

Le misure di seguito riportate, se rispettate, possono consentire lo svolgimento sia del servizio del pranzo, che della cena.

Predisporre una adeguata informazione sulle misure di prevenzione da rispettare, comprensibile anche per i clienti di altra nazionalità. Potrà essere rilevata la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura >37,5 °C. Rendere disponibili prodotti per l’igienizzazione delle mani per i clienti e per il personale anche in più punti del locale, in particolare all’entrata e in prossimità dei servizi igienici, che dovranno essere puliti più volte al giorno. Adottare misure al fine di evitare assembramenti al di fuori del locale e delle sue pertinenze.

Negli esercizi che somministrano pasti, privilegiare l’accesso tramite prenotazione e mantenere l’elenco dei soggetti che hanno prenotato per un periodo di 14 giorni. È comunque consentito l’accesso, anche in assenza di prenotazioni, qualora gli spazi lo consentano, nel rispetto delle misure di prevenzione previste. In tali attività non possono essere continuativamente presenti all’interno del locale più clienti di quanti siano i posti a sedere.

In tutti gli esercizi:

– Disporre i tavoli in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti di tavoli diversi negli ambienti al chiuso (estendibile ad almeno 2 metri in base allo scenario epidemiologico di rischio) e di almeno 1 metro di separazione negli ambienti all’aperto (giardini, terrazze, plateatici, dehors), ad eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggetti al distanziamento interpersonale. Detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità individuale. Tali distanze possono essere ridotte solo con barriere fisiche di separazione.

– I clienti dovranno indossare la mascherina a protezione delle vie respiratorie in ogni occasione in cui non sono seduti al tavolo;
– Favorire la consultazione online del menu tramite soluzioni digitali, oppure predisporre menu in stampa plastificata, e quindi disinfettabile dopo l’uso, oppure cartacei a perdere;
– Al termine di ogni servizio al tavolo, assicurare pulizia e disinfezione delle superfici.

Negli esercizi che non dispongono di posti a sedere, consentire l’ingresso ad un numero limitato di clienti per volta, in base alle caratteristiche dei singoli locali, in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione (estendibile ad almeno 2 metri in base allo scenario epidemiologico di rischio).

Laddove possibile, privilegiare l’utilizzo degli spazi esterni (giardini, terrazze, plateatici, dehors), sempre nel rispetto del distanziamento di almeno 1 metro. Per la consumazione al banco assicurare il mantenimento della distanza interpersonale di almeno 1 metro tra i clienti (estendibile ad almeno 2 metri in base allo scenario epidemiologico di rischio), ad eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggetti al distanziamento interpersonale. Detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità individuale.

È possibile organizzare una modalità a buffet mediante somministrazione da parte di personale incaricato, escludendo la possibilità per i clienti di toccare quanto esposto e prevedendo in ogni caso, per clienti e personale, l’obbligo del mantenimento della distanza e l’obbligo dell’utilizzo della mascherina a protezione delle vie respiratorie.

La modalità self-service può essere eventualmente consentita per buffet realizzati esclusivamente con prodotti confezionati in monodose. In particolare, la distribuzione degli alimenti dovrà avvenire con modalità organizzative che evitino la formazione di assembramenti anche attraverso una riorganizzazione degli spazi in relazione alla dimensione dei locali; dovranno essere altresì valutate idonee misure (es. segnaletica a terra, barriere, ecc.) per garantire il distanziamento interpersonale di almeno un metro durante la fila per l’accesso al buffet. Il personale di servizio a contatto con i clienti deve utilizzare la mascherina e deve procedere ad una frequente igiene delle mani con prodotti igienizzanti, prima di ogni servizio al tavolo.

È obbligatorio mantenere aperte, a meno che le condizioni meteorologiche o altre situazioni di necessità non lo consentano, porte, finestre e vetrate al fine di favorire il ricambio d’aria naturale negli ambienti interni. In ragione dell’affollamento e del tempo di permanenza degli occupanti, dovrà essere verificata l’efficacia degli impianti al fine di garantire l’adeguatezza delle portate di aria esterna secondo le normative vigenti. In ogni caso, l’affollamento deve essere correlato alle portate effettive di aria esterna. Per gli impianti di condizionamento, è obbligatorio, se tecnicamente possibile, escludere totalmente la funzione di ricircolo dell’aria. In ogni caso vanno rafforzate ulteriormente le misure per il ricambio d’aria naturale e/o attraverso l’impianto, e va garantita la pulizia, ad impianto fermo, dei filtri dell’aria di ricircolo per mantenere i livelli di filtrazione/rimozione adeguati. Se tecnicamente possibile, va aumentata la capacità filtrante del ricircolo, sostituendo i filtri esistenti con filtri di classe superiore, garantendo il mantenimento delle portate. Nei servizi igienici va mantenuto in funzione continuata l’estrattore d’aria.

La postazione dedicata alla cassa può essere dotata di barriere fisiche (es. schermi); in alternativa il personale deve indossare la mascherina e avere a disposizione gel igienizzante per le mani. In ogni caso, favorire modalità di pagamento elettroniche, possibilmente al tavolo.

Sono consentite le attività ludiche che prevedono l’utilizzo di materiali di cui non sia possibile garantire una puntuale e accurata disinfezione (quali ad esempio carte da gioco), purché siano rigorosamente rispettate le seguenti indicazioni: obbligo di utilizzo di mascherina; igienizzazione frequente delle mani e della superficie di gioco; rispetto della distanza di sicurezza di almeno 1 metro tra giocatori dello stesso tavolo e di almeno 1 metro tra tavoli adiacenti (estendibile ad almeno 2 metri in base allo scenario epidemiologico di rischio). Nel caso di utilizzo di carte da gioco è consigliata inoltre una frequente sostituzione dei mazzi di carte usati con nuovi mazzi.

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Aggiornamenti per l’esposizione a sostanze chimiche e cancerogene

Con il recepimento della direttiva UE 2019/130 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 gennaio 2019 e della direttiva UE 2019/983 del Parlamento europeo del Consiglio del 5 giugno 2019, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali assieme al Ministero della Salute sostituiscono gli allegati XLII e XLIII del D.lgs. 81/08 con gli allegati I e II del Decreto Interministeriale del 11 febbraio 2021, per quanto concerne l’esposizione dei lavoratori ad agenti cancerogeni.

Il presente decreto aggiunge due importanti novità all’elenco delle sostanze, miscele e processi, ovvero identifica come a rischio di esposizione cancerogena cutanea:

  • I lavori comportanti penetrazione cutanea degli oli minerali precedentemente usati nei motori a combustione interna per lubrificare e raffreddare le parti mobili all’interno del motore;
  • I lavori comportanti l’esposizione alle emissioni di gas di scarico dei motori diesel.

Ciò comporta inevitabilmente un aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi per quelle attività economiche che rientrano nei punti sopra elencati come ad esempio ad es. meccanici, carrozzieri etc. In aggiunta a quanto appena citato rientra di conseguenza l’obbligo, per chi non l’avesse già effettuato, di presentare all’INAIL il registro degli esposti ad agenti cancerogeni tramite il portale messo a disposizione.

Di seguito viene riportato il link di rimando al testo completo.

Riferimenti bibliografici:
https://bit.ly/3tfheLg

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Formazione in materia di Salute e Sicurezza

In questo articolo evidenzieremo quanto dichiarato dal Ministero per ciò che concerne la formazione in materia di Salute e Sicurezza sul lavoro.

Nei casi in cui non sia possibile attivare modalità di videoconferenza sincrona per lo svolgimento della formazione obbligatoria in materia di salute e sicurezza sul lavoro, oppure quando deve essere svolta la parte pratica dei corsi obbligatori, a quali condizioni è possibile realizzare specifiche attività formative in presenza?

A questa domanda il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha chiarito dicendo che la formazione in materia di Salute e Sicurezza sul lavoro riveste un ruolo di particolare importanza, in relazione anche all’adempimento di specifici obblighi normativi.

Appunto per questo, in funzione dell’andamento epidemiologico della pandemia che ha portato ad una riapertura delle attività produttive, nei soli casi in cui non via sia la possibilità oggettiva e le condizioni adeguate a svolgere la formazione in materia di Salute e Sicurezza sul lavoro con la modalità in videoconferenza sincrona, o quando sia necessario svolgere sessioni obbligatorie in presenza per corsi di formazione che richiedono una parte pratica (es. formazione per il primo soccorso), è possibile svolgere l’attività in presenza, a condizione che vengano adottate idonee misure di sicurezza per il contenimento della diffusione del SARS-CoV-2, quali ad esempio:

  • Utilizzo di locali dotati di adeguata aerazione;
  • Distanziamento fisico di almeno 1 metro;
  • Utilizzo di mascherina chirurgica;
  • Accessibilità all’igiene frequente delle mani;
  • Garanzia dell’igiene delle superfici, in particolare in presenza di utilizzo di macchine e/o attrezzature di lavoro, con un’adeguata igienizzazione e disinfezione tra un utilizzo e l’altro, secondo le specifiche indicazioni emanate dall’Istituto Superiore di Sanità.

Tali indicazioni valgono anche per la formazione obbligatoria in materia di Salute e Sicurezza sul lavoro rivolta alle figure della prevenzione. Anche in questo caso, come in precedenza, rimane da preferire la modalità di formazione a distanza in “videoconferenza sincrona” anziché in “presenza”, in caso non fosse possibile sarà necessario il rispetto di tutte le misure di contenimento del virus elencate in precedenza.

La domanda successiva riguarda la richiesta di possibilità di proroga della formazione in materia di Salute e Sicurezza sul lavoro in virtù del periodo emergenziale, come concesso in precedenza, più precisamente la domanda posta è stata:

In questo periodo di emergenza da COVID-19, in considerazione delle difficoltà operative determinate dalle misure di contenimento, è possibile posticipare tutta la formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro o solo l’aggiornamento?

La risposta è NO. Infatti, secondo quanto emanato dal DPCM del 14 gennaio 2021, all’art. 1 (Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale), al comma 10, lettera s), in relazione alla formazione in materia di Salute e Sicurezza sul lavoro dichiara che: “sono altresì consentiti […] i corsi di formazione da effettuarsi in materia di salute e sicurezza, nonché l’attività formativa in presenza, ove necessario, nell’ambito, nell’ambito di tirocini, stage e attività di laboratorio, a condizione che siano rispettate le misure di cui al «Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARSCoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione» pubblicato dall’INAIL”.

In conclusione, visti gli ultimi aggiornamenti normativi, non viene più data la possibilità di prorogare la formazione o l’aggiornamento dei lavoratori a causa della pandemia in corso.

Riferimenti bibliografici:
https://bit.ly/2QPomB1

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Indicazioni ad interim per la vaccinazione ANTI-SARS-COV-2/COVID-19 nei luoghi di lavoro

Le aziende, singolarmente o in gruppi organizzati, per il tramite delle Associazioni di categoria di riferimento, possono attivare punti vaccinali territoriali anti-SARS-CoV-2/COVID-19 destinati alla vaccinazione delle lavoratrici e dei lavoratori, anche con il coinvolgimento dei medici competenti. La vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 effettuata nell’ambiente di lavoro, anche se affidata al  medico competente (ove presente/disponibile) o ad altri sanitari convenzionati con il Datore di  Lavoro, rappresenta un’iniziativa di sanità pubblica, finalizzata alla tutela della salute della collettività  e non attiene strettamente alla prevenzione nei luoghi di lavoro. 

Ai fini della istituzione dei punti vaccinali territoriali e della realizzazione della campagna vaccinale  nei luoghi di lavoro, costituiscono presupposti imprescindibili: 

  1. la disponibilità di vaccini; 
  2. la disponibilità dell’azienda; 
  3. la presenza / disponibilità del medico competente o di personale sanitario come di seguito  specificato; 
  4. la sussistenza delle condizioni di sicurezza per la somministrazione di vaccini; 5. l’adesione volontaria ed informata da parte delle lavoratrici e dei lavoratori; 6. la tutela della privacy e la prevenzione di ogni forma di discriminazione delle lavoratrici e dei  lavoratori. 

Si precisa che la vaccinazione in azienda rappresenta un’opportunità aggiuntiva rispetto alle modalità  ordinarie dell’offerta vaccinale che sono e saranno sempre garantite, nel rispetto delle tempistiche  dettate dal piano nazionale di vaccinazione, qualora il lavoratore non intenda aderire alla  vaccinazione in azienda. 

Potranno essere vaccinati anche lavoratrici e lavoratori appartenenti ad altre aziende (es. coloro che  prestano stabilmente servizio per l’azienda utilizzatrice; lavoratori e lavoratrici di altre aziende del  medesimo territorio, etc.) 

A tal proposito si precisa che il piano nazionale, declinato in fasce di popolazione prioritarie per  patologie o per età, prevede che la vaccinazione in azienda possa procedere indipendentemente  dall’età dei lavoratori, a patto che vi sia disponibilità di vaccini.

ADESIONE 

  1. L’azienda o l’Associazione di categoria di riferimento che intende aderire all’iniziativa ne dà  comunicazione all’Azienda Sanitaria di riferimento; 
  2. L’ Azienda Sanitaria di riferimento verificata la disponibilità dei vaccini e la sussistenza dei  requisiti necessari per l’avvio dell’attività, concorda le modalità di ritiro dei vaccini a cura del  medico competente o del personale sanitario individuato dal datore di lavoro; 
  3. Chi ritirerà il vaccino dovrà garantirne la corretta gestione con particolare riferimento al  mantenimento della catena del freddo.

REQUISITI PRELIMINARI PER L’AZIENDA 

  1. Popolazione lavorativa sufficientemente numerosa; 
  2. Sede nel territorio dell’Azienda Sanitaria che fornisce i vaccini, lavoratrice/il lavoratore può  aderire alla vaccinazione indipendentemente dalla propria residenza;
  3. Struttura organizzativa e risorse strumentali e di personale adeguate al volume di attività  previsto dotazione informatica idonea a garantire la corretta e tempestiva registrazione delle  vaccinazioni ambienti idonei per l’attività (interni, esterni o mobili), commisurati al volume di  vaccinazioni da eseguire, sia per le fasi preparatorie (accettazione), sia per la vera e propria  seduta vaccinale (ambulatorio/infermeria), sia per le fasi successive (osservazione post vaccinazione).

L’idoneità degli ambienti destinati all’attività è valutata da parte dell’Azienda Sanitaria  che fornisce il vaccino. 

EQUIPAGGIAMENTO MINIMO PER LA VACCINAZIONE IN AZIENDA 

Il medico competente o il personale sanitario opportunamente individuato redige l’elenco di quanto  necessario per garantire un idoneo intervento in caso si manifestino reazioni avverse a breve  termine.  Il datore di lavoro o l’Associazione di categoria di riferimento garantisce l’approvvigionamento a  proprio carico di quanto ritenuto necessario dal personale sanitario individuato. Devono inoltre essere presenti idonei strumenti informatici che permettano la registrazione  dell’avvenuta inoculazione del vaccino secondo le modalità fissate a livello regionale. 

ORGANIZZAZIONE DELLA SEDUTA VACCINALE 

L’adesione da parte della lavoratrice / del lavoratore è volontaria ed è raccolta a cura del medico  competente, o del personale sanitario opportunamente individuato. L’Azienda Sanitaria di riferimento può valutare di suddividere il totale del vaccino richiesto in più  consegne in base alla disponibilità delle dosi previste per la campagna di vaccinazione ordinaria. Il vaccino fornito deve essere somministrato tempestivamente senza possibilità di accantonamento  presso le strutture aziendali. 

ORGANIZZAZIONE DELLA SEDUATA VACCINALE 

La campagna di vaccinazione negli ambienti di lavoro deve avvenire secondo le modalità che  garantiscano:

Pianificazione delle attività con adeguato anticipo; 

  • Rispetto delle misure anti-contagio 
  • Adeguata informazione ai soggetti destinatari delle vaccinazioni (datori di lavoro, lavoratrici  e lavoratori) sulle modalità organizzative e di somministrazione del vaccino; Accettazione delle lavoratrici e dei lavoratori aderenti assicurata da personale incaricato Rispetto della modulistica predisposta a livello nazionale relativa alla scheda anamnestica e  consenso informato; 
  • Rispetto delle indicazioni tecniche e delle buone pratiche di conservazione, preparazione e  somministrazione del vaccino;
  • Programmazione e preparazione alla gestione di eventuali eventi avversi; • Rispetto delle indicazioni regionali per l’alimentazione dei flussi informativi.

GESTIONE DEL CONSENSO 

Omissis… 

REGISTRAZIONE DELLA VACCINAZIONE 

Omissis… 

OSSERVAZIONE POST VACCINAZIONE 

Omissis… 

PROGRAMMAZIONE DELLA SECONDA DOSE 

L’azienda assicurerà la programmazione della somministrazione della seconda dose del vaccino ove  prevista secondo le modalità e tempistiche previste per ciascun vaccino. I vaccini non sono  intercambiabili e la seconda dose, deve essere effettuata con lo stesso vaccino utilizzato per la prima  dose. Anche l’intervallo tra prima e seconda dose deve rispettare quanto previsto per lo specifico  vaccino. Le persone che hanno manifestato una reazione grave alla prima dose NON  devono sottoporsi alla seconda dose in ambito lavorativo e devono essere inviate alla  competente Azienda sanitaria di riferimento per le necessarie valutazioni. Le persone che  hanno manifestato una reazione locale a insorgenza ritardata (ad es. eritema, indurimento, prurito)  intorno all’area del sito di iniezione dopo la prima dose POSSONO ricevere la seconda dose in ambito  lavorativo, preferibilmente nel braccio controlaterale a quello utilizzato per la prima. 

In coerenza con la Circolare del 3 marzo 2021 del Ministero dalla Salute, è possibile considerare la  somministrazione di un’unica dose di vaccino anti-SARS-CoV-2/COVID-19 nei soggetti con pregressa  infezione da SARS-CoV-2 (decorsa in maniera sintomatica o asintomatica), purché la vaccinazione  venga eseguita ad almeno 3 mesi di distanza dalla documentata infezione e, preferibilmente, entro  i 6 mesi dalla stessa. 

MONITORAGGIO E CONTROLLO 

L’Azienda Sanitaria di riferimento, che per il tramite del Dipartimento di Prevenzione, può effettuare  controlli sullo stato dei luoghi, sui requisiti essenziali e sulla correttezza delle procedure adottate per  l’effettuazione dell’attività. 

ONERI 

Tutti gli oneri sono a carico del Datore di lavoro o delle Associazioni di categoria di riferimento,  ad eccezione dei vaccini, dei dispositivi per la somministrazione (siringhe/ aghi), della messa a  disposizione degli strumenti formativi previsti e degli strumenti per la registrazione dell’attività  vaccinale.

Riferimenti bibliografici:
Indicazioni ad interim per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19 nei luoghi di lavoro

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Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro

Il 6 aprile 2021 è stato sottoscritto l’aggiornamento del Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del SARS-CoV-2 negli ambienti di  lavoro. Il documento, dopo un confronto tra le Parti sociali, aggiorna e rinnova il precedente  Protocollo. 

Il Protocollo, come nella versione precedente, è composto da 13 sezioni e di seguito sono stati  riportati i principali aggiornamenti:

  1. MODALITÀ DI INGRESSO IN AZIENDA

La riammissione al lavoro dopo l’infezione da virus SARS-CoV-2/COVID-19 avverrà secondo le  modalità previste dalla normativa vigente (circolare del Ministero della salute del 12 ottobre 2020 ed  eventuali istruzioni successive). I lavoratori positivi oltre il ventunesimo giorno saranno  riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in  struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario 

  1. MODALITÀ DI ACCESSO DEI FORNITORI ESTERNI

In caso di lavoratori dipendenti da aziende terze che operano nello stesso sito produttivo (es.  manutentori, fornitori, addetti alle pulizie o Vigilanza, etc.) che risultassero positivi al tampone  COVID-19, l’appaltatore dovrà informare immediatamente il committente, per il tramite del medico  competente, ed entrambi dovranno collaborare con l’autorità sanitaria fornendo elementi utili  all’individuazione di eventuali contatti stretti, nel rispetto della normativa vigente in materia  di trattamento dei dati personali. 

  1. PULIZIA E SANIFICAZIONE

L’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle  postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago, in coerenza con la circolare del Ministero  della salute n. 17644 del 22 maggio 2020. 

  1. DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE

Sono considerati dispositivi di protezione individuale (DPI), ai sensi dell’articolo 74, comma 1, del  decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, le “mascherine chirurgiche” di cui all’articolo 16, comma  1, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020,  n. 27, il cui uso è disciplinato dall’articolo 5-bis del medesimo decreto-legge. Pertanto, in tutti i  casi di condivisione degli ambienti di lavoro, al chiuso o all’aperto, è comunque  obbligatorio l’uso delle mascherine chirurgiche o di dispositivi di protezione individuale  di livello superiore. Tale uso non è necessario nel caso di attività svolte in condizioni di isolamento,  in coerenza con quanto previsto dal DPCM 2 marzo 2021.

  1. ORGANIZZAZIONE AZIENDALE (TURNAZIONE, TRASFERTE E LAVORO AGILE DA REMOTO, RIMODULAZIONE DEI LIVELLI PRODUTTIVI)

In merito alle trasferte nazionali ed internazionali, è opportuno che il datore di lavoro, in  collaborazione con il MC e il RSPP, tenga conto del contesto associato alle diverse tipologie di  trasferta previste, anche in riferimento all’andamento epidemiologico delle sedi di destinazione. L’articolazione del lavoro potrà essere ridefinita con orari differenziati, che favoriscano il  distanziamento sociale riducendo il numero di presenze in contemporanea nel luogo di lavoro e  prevenendo assembramenti all’entrata e all’uscita con flessibilità degli orari. 

  1. SPOSTAMENTI INTERNI, RIUNIONI, EVENTI INTERNI E FORMAZIONE

Sono sospesi tutti gli eventi interni e ogni attività di formazione in modalità in aula, anche  obbligatoria, fatte salve le deroghe previste dalla normativa vigente. Sono consentiti in presenza,  ai sensi dell’articolo 25, comma 7, del dPCM 2 marzo 2021, gli esami di qualifica dei percorsi di IeFP,  nonché la formazione in azienda esclusivamente per i lavoratori dell’azienda stessa, secondo le  disposizioni emanate dalle singole regioni, i corsi di formazione da effettuarsi in materia di protezione  civile, salute e sicurezza, i corsi di formazione individuali e quelli che necessitano di attività di  laboratorio, nonché l’attività formativa in presenza, ove necessario, nell’ambito di tirocini, stage e  attività di laboratorio, in coerenza con i limiti normativi vigenti, a condizione che siano attuate le  misure di contenimento del rischio di cui al «Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle  misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione»  pubblicato dall’INAIL. È comunque possibile, qualora l’organizzazione aziendale lo permetta,  effettuare la formazione a distanza, anche per i lavoratori in lavoro agile e da remoto. 

  1. SORVEGLIANZA SANITARIA

Il medico competente collabora con il datore di lavoro, il RSPP e le RLS/RLST nell’identificazione ed attuazione delle misure volte al contenimento del rischio di contagio da virus  SARS-CoV-2/COVID-19. 

Il medico competente collabora con l’Autorità sanitaria, in particolare per l’identificazione  degli eventuali “contatti stretti” di un lavoratore riscontrato positivo al tampone COVID-19 al fine di  permettere alle Autorità di applicare le necessarie e opportune misure di quarantena. In merito ai  “contatti stretti”, così come definiti dalla circolare del Ministero della salute del 29 maggio 2020,  è opportuno che la loro identificazione tenga conto delle misure di prevenzione e protezione  individuate ed effettivamente attuate in azienda, ai fini del contenimento del rischio da SARS-CoV 2/COVID-19. 

La riammissione al lavoro dopo infezione da virus SARS-CoV-2/COVID-19 avverrà in osservanza della  normativa di riferimento. Per il reintegro progressivo dei lavoratori già risultati positivi al  tampone con ricovero ospedaliero, il MC effettuerà la visita medica prevista dall’articolo 41,  comma 2, lett. e-ter del d.lgs. n. 81/2008 e successive modificazioni (visita medica precedente alla  ripresa del lavoro a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai sessanta giorni  continuativi), al fine di verificare l’idoneità alla mansione – anche per valutare profili specifici di  rischiosità – indipendentemente dalla durata dell’assenza per malattia.

In conclusione, ci teniamo a ricordare che: la prosecuzione delle attività produttive può infatti  avvenire solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati  livelli di protezione. La mancata attuazione del Protocollo, che non assicuri adeguati livelli di  protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. Per ulteriori approfondimenti vi invitiamo alla lettura del testo integrale del documento di cui trovate  il link qui sotto.

Riferimenti bibliografici: Protocollo condiviso di aggiornamento del 6 aprile 2021

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Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS Cov-2

La circolazione prolungata di SARS-CoV-2 e il meccanismo naturale di accumulo di errori durante la  replicazione virale generano la comparsa di varianti virali. La presenza di mutazioni del virus può  generare, oltre ad un’aumentata capacità diffusiva, una resistenza a trattamenti terapeutici e alle  vaccinazioni. Per questo motivo è necessario continuare ad implementare le misure di  prevenzione all’interno degli ambienti di lavoro e saper come comportarsi nei confronti  delle persone vaccinate.

Durante il continuo monitoraggio da parte dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sulla  diffusione e circolazione delle varianti SARS-CoV-2, non sono stati registrati cambiamenti nelle  modalità di trasmissione delle infezioni, mentre è stata registrata una loro maggiore  diffusibilità. Perciò l’OMS non ha modificato al momento le raccomandazioni sull’uso dei DPI,  dispositivi medici e le altre misure di prevenzione e controllo della salute pubblica. In aggiunta a  queste raccomandazioni l’OMS suggerisce di isolare in una stanza singola o nella stessa stanza i  pazienti infetti dalla stessa variante. 

L’ECDC (European Centre of Disease Prevention and Control) ha valutato il rischio di trasmissione,  associato all’introduzione e alla trasmissione nella comunità, delle varianti SARS-CoV-2 come  alto/molto alto in particolare per gli individui vulnerabili. Di conseguenza, è necessaria  un’applicazione più rigorosa delle misure non farmacologiche per ridurre la diffusione dell’infezione  e alleviare la pressione sui sistemi sanitari. 

Per quanto riguarda il distanziamento fisico non ci sono evidenze scientifiche di un necessario incremento di questa misura di prevenzione a seguito della comparsa delle nuove varianti virali,  tuttavia, si ritiene che la distanza minima di un metro sia sufficiente ma sarebbe opportuno  aumentare questa distanza fino a due metri nel momento in cui vengano rimossi i DPI,  come ad esempio durante il consumo di cibi e bevande. 

Per quanto riguarda la gestione dei lavoratori vaccinati e non, l’ISS (Istituto Superiore di  Sanità) ha dichiarato che si devono continuare ad utilizzare rigorosamente i DPI, i dispositivi medici  prescritti, il distanziamento fisico, l’igiene delle mani e le altre misure di precauzione adottate  secondo la valutazione del rischio aziendale indipendentemente dallo stato di vaccinazione dei  lavoratori. 

Pertanto, i lavoratori nonostante siano stati sottoposti a vaccinazione devono essere considerati  potenzialmente in grado di infettarsi con SARS-CoV-2 e di trasmettere il virus ad altri.

Nei casi in cui un lavoratore, anche se vaccinato anti-COVID19 e a prescindere dal tipo  di vaccino ricevuto, dal numero di dosi e dal tempo intercorso dalla vaccinazione viene in  “contatto stretto” con un caso COVID-19 deve necessariamente adottare le stesse indicazioni  preventive valide per una persona non sottoposta a vaccinazione. 

La persona vaccinata considerata “contatto stretto” deve osservare, purché sempre  asintomatica, un periodo di quarantena di 10 giorni dall’ultima esposizione con un test antigenico o  molecolare negativo effettuato in decima giornata o di 14 giorni dall’ultima esposizione al caso, come  da indicazioni contenute nella Circolare n.32850 del 12/10/2020. 

Per ulteriori approfondimenti vi invitiamo alla lettura del testo integrale del documento di cui trovate  il link qui sotto. 

Riferimenti bibliografici:
Rapporto ISS COVID-19 n. 4/2021 
http://bit.ly/38TKsYR

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L’importanza del ruolo del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza in azienda

Questa figura aziendale è obbligatoria in tutte le aziende, ma in base alle dimensioni delle stesse cambia la modalità di nomina del rappresentante. Ai sensi dell’Art. 47 del Decreto Legislativo n. 81 del 2008 (Testo Unico per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro) stabilisce che nelle aziende o unità produttive con un massimo di 15 dipendenti il RLS è solitamente eletto dai lavoratori tra di loro. Invece nelle aziende o unità produttive che contano più di 15 lavoratori il RLS è eletto o designato sempre dai lavoratori, ma all’interno delle rappresentanze sindacali aziendali. Il numero dei rappresentanti non è predeterminato per legge, al contrario sono stabiliti in sede di contrattazione collettiva.

In ogni caso, il numero minimo dei RLS (art. 47, comma 7, D.Lgs. 81/2008):

  • 1 per le aziende o unità produttive sino a 200 lavoratori;
  • 3 per le aziende o unità produttive da 201 a 1.000 lavoratori;
  • 6 per tutte le aziende o unità produttive oltre i 1.000 lavoratori. 

Aziende per le quali il numero dei RLS aumenta nella misura individuata dagli accordi interconfederali o dalla contrattazione collettiva. Il datore di lavoro deve comunicare annualmente all’INAIL i nominativi dei RLS cos come stabilito dall’art. 18, comma 1, lettera aa) del D.Lgs.81/2008 o nel caso di mancata designazione o elezione indicare l’assenza del RLS in azienda (ed in tal caso si applica l’art. 48). Per quanto riguarda la modalità di elezione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza aziendale il D.Lgs. 81/2008 sancisce che se non c’è una decisione in occasione della contrattazione collettiva, l’elezione è fissata lo stesso giorno in cui avviene la giornata nazionale per la salute e la sicurezza sul lavoro all’interno della settimana europea per la salute e la sicurezza sul lavoro.

I principali compiti svolti dal RLS sono:

  • il potere di accesso nei locali aziendali dove si effettuano i lavori;
  • la consultazione preventiva sulla questione della valutazione dei rischi, della programmazione e della realizzazione della prevenzione aziendale;
  • la consultazione sulla designazione del responsabile e degli addetti dei servizi di prevenzione, tra i quali gli incendi, il primo soccorso, l’evacuazione dei luoghi di lavoro ed il medico competente;
  • la ricezione delle informazioni elaborate dal servizio di vigilanza;
  • la promozione delle attività che attengono le misure di prevenzione per tutelare i lavoratori;
  • l’obbligo di comunicare al datore di lavoro i rischi individuati durante il suo lavoro;
  • il potere di proporre ricorso alle autorità competenti se ritiene che le misure preventive presenti in azienda siano insufficienti a garantire la tutela fisica dei lavoratori.

Altra figura di particolare importanza all’interno delle rappresentanze dei lavoratori è il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale (RLST).  Questo, esercita le stesse funzioni e i compiti del RLS all’interno di tutte le aziende o unità produttive del territorio o del comparto di competenza nelle quali non è presente il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Le modalità di elezione sono differenti rispetto a quelle del RLS, in quanto sono stabilite dagli accordi collettivi nazionali, interconfederali, o di categoria, e dalle associazioni più importanti dei datori di lavoro e dei lavoratori.

Infine, esiste anche il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza del sito produttivo (RLSP). In base all’art.49 del Testo Unico in esame i RLSP appartengono a quelle realtà aziendali che si creano quando una serie di aziende o cantieri si trovano ad operare nello stesso contesto. Possono costituire siti produttivi:

  • i porti che sono sede di autorità portuale o marittima individuata con decreto dei Ministri del lavoro e dei trasporti;
  • i centri intermodali di trasporto;
  • gli impianti siderurgici;
  • i cantieri nei quali lavorano più di trentamila uomini-giorno, cioè la somma delle giornate lavorative prestate dai lavoratori per il completamento di tutti i lavori;
  • contesti produttivi in cui operano moltissimi lavoratori simultaneamente, tanto da causare delle interferenze tra le aziende presenti.

Il RLS ha diritto ad una Formazione particolare in materia di salute e sicurezza cos come precisato dall’art. 37, comma 10 del D.Lgs. 81/2008. Le modalità, la durata e i contenuti specifici della formazione del RLS sono stabiliti in sede di contrattazione collettiva nazionale (art. 37, comma 11 D.Lgs. 81/2008). Tale formazione deve permettere al RLS di poter raggiungere adeguate conoscenze circa i rischi lavorativi esistenti negli ambiti in cui esercita la propria rappresentanza, adeguate competenze sulle principali tecniche di controllo e prevenzione dei rischi stessi, nonché principi giuridici comunitari e nazionali, legislazione generale e speciale in materia di salute e sicurezza sul lavoro, principali soggetti coinvolti e relativi obblighi e aspetti normativi e tecnici della rappresentanza dei lavoratori. La durata minima dei corsi è di 32 ore iniziali, di cui 12 sui rischi specifici presenti in azienda e le conseguenti misure di prevenzione e protezione adottate, con verifica di apprendimento. 

La contrattazione collettiva nazionale disciplina le modalità dell’obbligo di aggiornamento periodico, la cui durata non può essere inferiore a 4 ore annue per le imprese che occupano dai 15 ai 50 lavoratori e a 8 ore annue per le imprese che occupano più di 50 lavoratori (art. 37, comma 11 D.Lgs. 81/2008).

Fonte: “Gazzetta Ufficiale – Decreto Legislativo n. 81 del 2008” – https://bit.ly/3tZzLx0

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