Indicazioni ad interim sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni da SARS Cov-2

La circolazione prolungata di SARS-CoV-2 e il meccanismo naturale di accumulo di errori durante la  replicazione virale generano la comparsa di varianti virali. La presenza di mutazioni del virus può  generare, oltre ad un’aumentata capacità diffusiva, una resistenza a trattamenti terapeutici e alle  vaccinazioni. Per questo motivo è necessario continuare ad implementare le misure di  prevenzione all’interno degli ambienti di lavoro e saper come comportarsi nei confronti  delle persone vaccinate.

Durante il continuo monitoraggio da parte dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sulla  diffusione e circolazione delle varianti SARS-CoV-2, non sono stati registrati cambiamenti nelle  modalità di trasmissione delle infezioni, mentre è stata registrata una loro maggiore  diffusibilità. Perciò l’OMS non ha modificato al momento le raccomandazioni sull’uso dei DPI,  dispositivi medici e le altre misure di prevenzione e controllo della salute pubblica. In aggiunta a  queste raccomandazioni l’OMS suggerisce di isolare in una stanza singola o nella stessa stanza i  pazienti infetti dalla stessa variante. 

L’ECDC (European Centre of Disease Prevention and Control) ha valutato il rischio di trasmissione,  associato all’introduzione e alla trasmissione nella comunità, delle varianti SARS-CoV-2 come  alto/molto alto in particolare per gli individui vulnerabili. Di conseguenza, è necessaria  un’applicazione più rigorosa delle misure non farmacologiche per ridurre la diffusione dell’infezione  e alleviare la pressione sui sistemi sanitari. 

Per quanto riguarda il distanziamento fisico non ci sono evidenze scientifiche di un necessario incremento di questa misura di prevenzione a seguito della comparsa delle nuove varianti virali,  tuttavia, si ritiene che la distanza minima di un metro sia sufficiente ma sarebbe opportuno  aumentare questa distanza fino a due metri nel momento in cui vengano rimossi i DPI,  come ad esempio durante il consumo di cibi e bevande. 

Per quanto riguarda la gestione dei lavoratori vaccinati e non, l’ISS (Istituto Superiore di  Sanità) ha dichiarato che si devono continuare ad utilizzare rigorosamente i DPI, i dispositivi medici  prescritti, il distanziamento fisico, l’igiene delle mani e le altre misure di precauzione adottate  secondo la valutazione del rischio aziendale indipendentemente dallo stato di vaccinazione dei  lavoratori. 

Pertanto, i lavoratori nonostante siano stati sottoposti a vaccinazione devono essere considerati  potenzialmente in grado di infettarsi con SARS-CoV-2 e di trasmettere il virus ad altri.

Nei casi in cui un lavoratore, anche se vaccinato anti-COVID19 e a prescindere dal tipo  di vaccino ricevuto, dal numero di dosi e dal tempo intercorso dalla vaccinazione viene in  “contatto stretto” con un caso COVID-19 deve necessariamente adottare le stesse indicazioni  preventive valide per una persona non sottoposta a vaccinazione. 

La persona vaccinata considerata “contatto stretto” deve osservare, purché sempre  asintomatica, un periodo di quarantena di 10 giorni dall’ultima esposizione con un test antigenico o  molecolare negativo effettuato in decima giornata o di 14 giorni dall’ultima esposizione al caso, come  da indicazioni contenute nella Circolare n.32850 del 12/10/2020. 

Per ulteriori approfondimenti vi invitiamo alla lettura del testo integrale del documento di cui trovate  il link qui sotto. 

Riferimenti bibliografici:
Rapporto ISS COVID-19 n. 4/2021 
http://bit.ly/38TKsYR

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